L’industria offshore, che comprende sia l’estrazione tradizionale di idrocarburi sia il settore in rapida crescita delle energie rinnovabili marine, si trova ad affrontare sfide ingegneristiche senza precedenti. Le strutture installate in mari e oceani operano in uno degli ambienti più aggressivi della Terra, dove l’azione sinergica di fattori chimici, meccanici e biologici mette costantemente alla prova i limiti di resistenza dei materiali. Storicamente, il materiale costruttivo dominante è stato l’acciaio al carbonio, protetto da sistemi di rivestimenti verniciati e dalla protezione catodica. Tuttavia, con l’espansione delle installazioni in acque più profonde, l’aumento delle pressioni operative nei giacimenti di petrolio e gas e la necessità di garantire un funzionamento senza guasti di 25, fino a 50 anni per le turbine eoliche offshore, l’approccio tradizionale diventa economicamente e tecnicamente insufficiente.